19 Settembre 2021

Uno ‘sguardo’ sulla formazione coreutica nella scuola Italiana

Uno ‘sguardo’ sulla formazione coreutica nella scuola Italiana

In principio erano le Muse, divinità della mitologia greca, a rappresentare l’ideale dell’arte e della perfezione. L’esperienza ci insegna però che una di esse, Tersicore, ovvero la Musa della danza, ha spesso occupato un gradino più basso delle altre nella scala di considerazione sociale e culturale del nostro bel Paese.

L’attenzione verso un percorso di studi sistematico in ambito coreutico si è concretizzata nella scuola pubblica Italiana solo undici anni fa, con l’istituzione dei primi Licei coreutici.

Ciò ha rappresentato la realizzazione di un progetto alquanto ‘avveniristico’ che ha visto sviluppare nella scuola pubblica un curricolo che affianca discipline come tecnica della danza classica e contemporanea, laboratorio coreutico e coreografico, storia della danza, teoria e pratica musicale per la danza, alle materie comuni di un indirizzo liceale come l’italiano e la matematica.

Lo sforzo istituzionale e didattico per l’avvio di un nuovo percorso di studi è stato certamente notevole ed ha visto mobilitarsi sui territori una rete che ha coinvolto Province, Enti, Dirigenti Scolastici, docenti, famiglie e studenti.

Si è trattato di destinare risorse, individuare locali e strutture adeguati, sviluppare percorsi didattici nuovi, creare situazioni performative, spettacoli, organizzare stages in Italia e all’Estero, gestire attività di orientamento in entrata ed in uscita, per offrire agli studenti tutto ciò che potesse essere il meglio per la loro formazione. Il tutto in maniera piuttosto ‘pionieristica’.

Non sono mancate le difficoltà, ma le soddisfazioni in ambito didattico non sono tardate ad arrivare: molti degli studenti infatti a conclusione del ciclo hanno proseguito gli studi presso istituzioni di Alta Formazione coreutica in Italia e all’Estero, superando audizioni altamente selettive, nonché intrapreso con successo la carriera universitaria presso i corsi di Laurea più disparati.

C’è però ancora molto da fare affinché la cultura della danza si diffonda come merita nella scuola pubblica italiana.

In primis è giusto precisare che i Licei coreutici – dopo undici anni dall’esordio – contano ad oggi non più di una cinquantina di istituti attivi in tutta Italia. Numero del tutto irrisorio se paragonato ai ‘gemelli’ Licei musicali.

Ma non c’è da stupirsi se consideriamo che l’unica istituzione AFAM Italiana del settore coreutico è rappresentata ad oggi dall’Accademia Nazionale di Danza di Roma. Situazione che non ha paragoni ad esempio con la diffusione dei Conservatori di Musica o delle Accademie di Belle Arti sul territorio nazionale.

Nessun percorso formativo strutturato in ambito coreutico è stato finora pensato per gli studenti di età inferiore, se non per qualche recente iniziativa parlamentare che auspica fra l’altro l’istituzione di scuole secondarie di primo grado ad indirizzo coreutico, nonché la possibilità di percorsi di pre-danza nella scuola primaria (DDL 2020), che si spera possa venire presto alla luce.

Al di là dell’aspetto istituzionale, tecnico, organizzativo ed economico, la vera sfida però è di tipo culturale. Non si potrà arrivare ad una vera diffusione della danza nella scuola, se parallelamente non si riesce ad abbattere quel retaggio culturale per cui si considera la formazione artistica degna di attenzione solo se in prospettiva esclusivamente professionalizzante, senza valorizzare l’importanza che l’arte assume nella formazione dello studente e del cittadino.

Nessuno si stupirebbe infatti se uno studente del Liceo scientifico non diventasse Albert Einstein, o quello di un Liceo linguistico William Shakespeare, ma per molti ancora sembra quasi un ‘investimento a perdere’ l’idea di poter intraprendere un serio percorso di studi coreutici senza necessariamente aver poi la certezza di arrivare a svolgere la carriera del danzatore.

A questo si lega anche una certa ritrosia che tende a scindere il sapere ‘intellettuale’ da quello ‘pratico’ ed a considerare il primo di rilievo rispetto al secondo.

Caso emblematico a ciò evidentemente correlato è riscontrabile già nelle formule di reclutamento dei docenti attualmente in vigore, le quali prevedono concorsi strutturati esclusivamente con prove scritte o quiz a risposta multipla e talvolta orali, senza minimamente considerare l’istituzione di una seria prova pratica, cosa che appare a mio avviso quanto meno inappropriata se consideriamo nello specifico la natura delle discipline coreutiche.

Fortunatamente i documenti normativi degli ultimi decenni in ambito didattico vanno in tutt’altra direzione: si parla di valorizzazione delle competenze, dell’apprendimento pratico, dell’esperienza, della creatività, di cittadinanza attiva. Quale attività migliore della danza può contribuire allo sviluppo di tutto ciò?

Ci si augura pertanto che la danza, insieme alle altre arti, possa costituire finalmente un importante punto di riferimento nella formazione scolastica. Una goccia irrinunciabile nell’Oceano del sapere e della vita.

 

Loris Leoni

(maestro collaboratore per la danza)

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